Tra invenzione e realtà
Cosa è che è reale in una immagine fotografica? Ciò che appare evidente? Quello che sì, sembra vero, ma essendo un poco strano, potrebbe anche essere un trucco? Oppure anche ciò che è palesemente falso ha in sé nella sua ambiguità una qualche verità? E forse al dunque le immagini più affascinanti non sono proprio quelle che ci lasciano nel dubbio sulla loro corrispondenza alla realtà? O quelle che nella loro palese falsità ci pongono in quello stato emotivo che trascende l’evidente per accostarci a verità più nascoste?
Nell’usuale linguaggio comune “fotografare una situazione” ha il significato di riprodurre fedelmente l’evidente così come una macchina fotocopiatrice riproduce documenti dattiloscritti. La fotografia non approcciata da un punto di vista documentaristico, può trasformare la fotocamera, con l’ausilio di tecniche digitali e sensibilità artistica, in uno strumento creativo e costruttivo di realtà diversamente immaginate. Può manipolando, a volte sì ma anche no, la verità, “realizzare” una fantasmagorica successione di apparizioni dal potente impatto allegorico, dove non ha più importanza distinguere le immagini manipolate da quelle semplicemente estratte così come sono dal contesto reale, perché entrambe, nel loro succedersi una accanto all’altra ci appaiono contemporaneamente appartenenti ad una unica realtà fantasticata.