Teatralità dell’immaginazione

Dalla più o meno conscia intenzionalità di indagare le tenebre dell’io, fino alla consapevolezza un po’ socratica e un po’ cristiano esistenziale del mistero, ho navigato  “a vista” nello specchio liquido dell’immaginazione. Con l’ironia e la durezza che sono talvolta la necessaria altra faccia di una disperata speranza, e con il fare del costruttivismo e del simbolismo, le arti di un tendere ad una realtà trascendente, ho allestito la scenografia fotografica di un teatro della mente. Un teatro i cui oggetti, che non vogliono essere fotocopie della realtà a tutti visibile quanto, piuttosto, sogni ad occhi aperti, tentano di esprimere una poetica visuale: il difficile dirsi della drammatica problematicità umana a fronte dei limiti della ragione e della coscienza.

Porre in immagine le immaginazioni, dare forma ai sogni, alle fantasie, alle ombre; a ciò che si prefigura vero, e a ciò che è palesemente falso, e che diventa vero, perché vera è la rappresentazione che ne facciamo.